L'architetto

Architetto Fernando Cristobal Cordero
Fernando Cristobal Cordero è specializzato in progetti architettonici, urbanistica, servizi tecnici, gestionali e ambientali. Collabora con un team di professionisti altamente qualificati, utilizzando le più moderne tecnologie. È in grado di sviluppare e realizzare progetti, dal concept fino al completamento, seguendo gli standard di settore e ponendo particolare attenzione al raggiungimento della sostenibilità. Vanta molti anni di esperienza nella gestione e nell'elaborazione di cartografia informatizzata, studi di fattibilità, ricerche e rilievi del territorio, progettazione edilizia, costruzione e pianificazione stradale, oltre alla pianificazione ambientale e paesaggistica con tutti i dettagli necessari. Si avvale di un team completo di professionisti, che comprende architetti, ingegneri civili, ingegneri strutturali, ingegneri impiantisti, ingegneri ambientali, biologi, esperti in gestione contabile e economisti. Gestisce il project management e coordina tutte le attività, dalla pianificazione all'approvazione e valutazione, dalla supervisione dei lavori fino alla realizzazione del design d’interni. Opera principalmente nei settori residenziale, commerciale, educativo, del restauro, dell’urbanistica, nonché nei settori artistico e del tempo libero.
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Progetti
Lavori selezionati

Ristrutturazione Palazzina Via Tanaro, Milano
2023
Questo progetto riguarda la ristrutturazione e il concept design di un edificio residenziale/commerciale situato in Via Tanaro, a Milano. L’obiettivo principale è stato quello di trasformare la struttura esistente in un ambiente moderno e funzionale, ponendo particolare enfasi sull’integrazione di elementi naturali e soluzioni di design innovative.
Il design si distingue per la modernizzazione delle facciate, attraverso l’introduzione di giardini verticali che non solo migliorano l’estetica dell’edificio, ma contribuiscono anche all’efficienza energetica e al benessere degli occupanti. Gli spazi esterni sono stati valorizzati con la creazione di terrazze panoramiche e pergole, pensate per offrire aree relax e di socializzazione all’aperto.
Il progetto cerca di creare un equilibrio tra l’architettura urbana e la natura, offrendo una soluzione abitativa o lavorativa contemporanea che sia al tempo stesso esteticamente gradevole e sostenibile, con una forte connessione con gli elementi verdi e il paesaggio circostante.
















Ristrutturazione Villa sul Lago d'Orta
2021
Questo progetto ha riguardato la completa ristrutturazione di una splendida villa affacciata sulle rive del Lago d’Orta. L’intervento è stato guidato dalla volontà di rinnovare gli ambienti interni ed esterni, adattandoli alle esigenze abitative contemporanee senza intaccare il carattere e il fascino storico della proprietà.
Il concept di design ha privilegiato l’apertura verso il paesaggio lacustre, massimizzando le viste mozzafiato e favorendo una continuità tra gli spazi interni ed esterni. Sono stati selezionati materiali di pregio e finiture moderne, in armonia con l’ambiente circostante, per creare un’atmosfera di lusso discreto e comfort.
Particolare attenzione è stata dedicata alla riorganizzazione degli spazi abitativi per ottimizzare la funzionalità e la vivibilità, con l’introduzione di soluzioni tecnologiche all’avanguardia per l’efficienza energetica e il comfort. Gli esterni sono stati ridisegnati per includere aree relax, giardini curati e accessi facilitati al lago, rendendo la villa un rifugio ideale per godere della bellezza naturale del Lago d’Orta.

























Interior Design Seven Stars Galleria, Milano
2019
Questo progetto ha riguardato l’interior design per il prestigioso Seven Stars Galleria a Milano, una location esclusiva che è situata all’interno dell’iconica Galleria Vittorio Emanuele II. L’obiettivo era di definire ambienti che incarnassero il massimo del lusso e della raffinatezza, offrendo un’esperienza unica agli ospiti.
Il lavoro ha incluso la progettazione di camere e suite su misura, dove ogni dettaglio è stato curato per garantire comfort e stile. Particolare attenzione è stata dedicata ai bagni, trasformati in vere e proprie aree benessere con l’integrazione di elementi distintivi come saune private e cascate d’acqua, pensate per evocare un senso di esclusività e relax.
La scelta dei materiali, delle finiture e degli arredi ha seguito i più alti standard qualitativi, combinando estetica ricercata e funzionalità avanzata. Il risultato è un ambiente che esprime un’eleganza senza tempo, in linea con l’eredità storica e il prestigio della location, e che sottolinea l’impegno verso un’ospitalità di altissimo livello.
























Bar 500 Restyling
2017
Il progetto di restyling del Bar 500, situato all’interno del vivace centro commerciale Bicocca Village a Milano, è stato concepito per creare un’atmosfera moderna e accogliente. L’obiettivo era quello di trasformare il bar in un punto di ritrovo e socializzazione, un luogo dove i visitatori del centro potessero fare una pausa rilassante e piacevole.
Il design si caratterizza per un bancone curvo e sinuoso, illuminato da una luce soffusa color magenta che crea un’atmosfera intima e glamour. Le pareti sono rivestite con una carta da parati a motivi vegetali, che aggiunge un tocco di natura e freschezza all’ambiente.
L’illuminazione gioca un ruolo fondamentale nel progetto: strisce di luce a LED incassate nel soffitto e faretti direzionali creano un gioco di luci e ombre che valorizza i dettagli dell’arredo e crea un’atmosfera dinamica e contemporanea.
Il risultato è un bar dal design unico e riconoscibile, che si distingue all’interno del centro commerciale e invita i passanti a entrare e a godersi un momento di relax.








EXPO 2015 - Project Manager Padiglione Turchia
2015
Il padiglione della Turchia a Expo 2015 a Milano, gestito come Project Manager dall’architetto Fernando Cristobal Cordero, ha esplorato il tema “Scavare nella storia per il cibo del futuro”. Il melograno, simbolo di abbondanza e fertilità, è stato l’emblema del padiglione.
L’architettura, una fusione di stili moderni e tradizionali selgiuchidi e ottomani, presentava una struttura in acciaio con una copertura in vetro curvato e un’interpretazione moderna della stella selgiuchide su un tetto traforato. Il design integrava forme esagonali di ispirazione ottomana ed elementi culturali turchi come fontane, una casa tradizionale e oggetti in vetro.
Sotto la supervisione dell’architetto Cordero, il padiglione di 1450 mq è stato realizzato per ospitare un ristorante, un negozio di souvenir, spazi per eventi culturali, un bazar alimentare e un’area esterna con spazi tradizionali per il tè e il caffè. La sua competenza ha garantito che il progetto rispettasse la visione di un dialogo tra storia e futuro, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nella ricca cultura turca.





























EXPO 2015 - Padiglione Alessandro Rosso
2015
Il Padiglione Alessandro Rosso a EXPO 2015 era un padiglione di tre piani che copriva 1400 metri quadrati interni e ulteriori 500 metri quadrati esterni. Ha aperto il 15 giugno 2015, dopo una rapida costruzione e allestimento. L’Architetto Fernando Cristobal Cordero ha ricoperto il ruolo di general contractor e project manager per questo padiglione, gestendo le responsabilità e l’organizzazione del cantiere in un contesto di tempi stretti e complessità progettuale.
Le attrazioni principali all’interno del padiglione includevano:
- I-Bar (Ice Bar): Un’esperienza unica a -7°C, che portava un’emozione nordica a EXPO 2015.
- Rosso Beach: Una spiaggia di sabbia bianca dove i visitatori potevano pranzare, ballare e giocare a beach volley con musica di DJ italiani.
- Auditorium: Un auditorium da 150 posti per eventi, riunioni e appuntamenti di lavoro.
Il padiglione mirava a fornire una piattaforma significativa per le aziende, consentendo alle imprese non altrimenti presenti a EXPO di ospitare eventi e riunioni. Offriva anche servizi VIP e gestiva diversi ristoranti e punti di ristoro all’interno di EXPO tramite la sua società alberghiera, Seven Stars Galleria. Il motto del padiglione era “Senza fila”, sottolineando l’attenzione ai dettagli e all’esperienza del cliente.







MODELLO GLOBALE STANDARD DI CENTRO ONCOLOGICO
2014
Il Prof. Umberto Veronesi ha detto: “La distanza in termini di capacità di ricerca e del livello di diagnostica, tra paesi occidentali sviluppati e paesi economicamente emergenti è ancora grande”. Il Green Oncology Center (GOC) rappresenta un modello globale standard di centro oncologico che è stato progettato per essere adattato alle necessità dei paesi Latino Americani. Questo modello è stato concepito seguendo i sette punti strategici indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla coalizione Healthcare Without Harm per raggiungere l’obiettivo di sostenibilità ambientale degli ospedali:
- efficienza energetica;
- progettazione sostenibile;
- generazione di energie alternative;
- trasporto;
- sostenibilità alimentare;
- gestione dei rifiuti;
- gestione dell’acqua.
La sostenibilità del GOC si manifesta non solo nell’efficienza di utilizzo, nel recupero e nel riciclaggio di risorse ma anche nella sostenibilità delle cure. Affianco allilluminazione a basso consumo, all’utilizzo di fotovoltaico e cogenerazione, all’impiego di filtri e isolamento termico, alla gestione mirata dei rifiuti, all’uso di materiali eco-compatibili, alla gestione e amministrazione dell’utilizzo dell’acqua si colloca come elemento fondamentale la progettazione di un microambiente ospedaliero che renda le cure e il recupero della salute più efficiente. Numerose attività creative sono previste all’interno del GOC (teatro, giochi, yoga, attività artistiche, musica, orti urbani)con l’obiettivo di stimolare la fiducia in sé stessi e generare un atteggiamento positivo sia del paziente che dei suoi famigliari.









BEACH VILLA AT RAS LAFFAN - QATAR
2014
THIS ITS AN INTERIOR AND EXTERIOR DESIGN PROJECT MADE FOR A LUXURY BEACH VILLA AT RAS LAFFAN IN QATAR. THE VILLA IS LOCATED INSIDE A BIG PARK ALONG THE SEASIDE SO THE PROJECT INCLUDES A LANDSCAPE STUDY. THE INTERIOR PROJECT WAS MADE SELECTING REFINED INTERNATIONAL FURNITURE, LIGHTING AND TEXTILE MANUFACTURES.












































PENSAMIENTOS - MOSTRA FLAVIA ROBALO
2012
Flavia Robalo è nata a Buenos Aires, dove ha iniziato la sua formazione in scultura e pittura. Dal 1997 vive e lavora a Pietrasanta, dove ha approfondito le tecniche di lavorazione del marmo. La sua attività espositiva e di partecipazione a simposi si svolge in Italia, Francia e Argentina.
In mostra: cinque sculture in legno, in marmo, in terracotta e in ytong, e due grandi pitture su triplice strato di velo.















OSPEDALE SAN RAFFAELE DI MILANO AD ABU DHABI
2010
Il progetto segue l’orma delle già prestigiose strutture d’eccellenza ospedaliera di Milano ed di San Salvador di Bahia (Brasile). Comprende le principali aree e reparti di degenze/day hospital surgery.
*Area Chirurgia (160 Posti) : Chirurgia Generale (vascolare ed oncologica) Ortopedia-Traumatologia Neurochirurgia Oculistica Urologia Cardiochirurgia *Area Medicina (134 Posti): Medicina Generale (malattie metaboliche, Diabetologia,
Nefrologia, Pneumologia) Oncologia Neurologia Cardiologia *Area Intensiva (26 posti): U.C.I.C. + semintensiva T.I. dedicata Rianimazione *Area Riabilatazione (80 posti): Cardiologica Motoria Neurologica Pneumologica











BAGLIONI HOTEL ABU DHABI - ARCHITETTURA SOSTENIBILE
2008
L’Hotel Baglioni ad Abu Dhabi è un esempio di architettura sostenibile. Il concept prevede una parte di camere di lusso in stile classico e un’altra parte di appartamenti, entrambi dotati di tutti i servizi di un hotel a cinque stelle. La struttura include piscine interne ed esterne, una spa, un centro fitness, cinque ristoranti e una sala congressi.
La conservazione dell’energia è uno degli obiettivi principali del progetto architettonico. La riduzione del consumo energetico può essere ottenuta attraverso l’uso efficiente dell’energia, garantendo lo stesso risultato con un minore impiego di risorse, o riducendo direttamente il consumo dei servizi energetici. È noto che l’uso di tecnologie avanzate supporta il raggiungimento di questo obiettivo.
Alcune delle soluzioni tecniche adottate includono:
- Involucro edilizio, con requisiti di prestazione termica per pareti, tetti e finestre, in particolare l’uso di vetri ad alta tecnologia con un flusso d’acqua interno;
- Sistema di illuminazione, che comprende l’illuminazione naturale e requisiti di efficienza per lampade e apparecchi luminosi;
- Sistema HVAC, con elevate prestazioni energetiche per refrigeratori e sistemi di distribuzione dell’aria;
- Sistema elettrico;
- Sistemi di riscaldamento dell’acqua e di pompaggio, con l’integrazione di impianti solari per la produzione di acqua calda.








MASTER PLAN NEAR ABU DHABI
2007
The project is located near the Abu Dhabi’s airport, at 2 km from the sea coast. The Master plan develops over an area of approximately 1.000.000 sqm in which the buildings are arranged following a circular pattern. The urban location of a central park, some pounds with fountains and recreational zones, a 5 star Hotel with indoor and outdoor sport facilities are focal point that direct the vehicle and pedestrian circulation. Different zones were defined according to the edifice typology: six different two floor’s villas’ typologies, with or without swimming pool, middle or little buildings of apartments were located around the central park recreating the concept of a spontaneous town.










IL VANGELO DI ALDO CARPI
2006
Le misure e la natura flessibile della superficie delle vetrate, sono tenuti insieme da una nervatura di piombo, che è, in modo evidente, collante e disegno allo stesso tempo, elemento d’unione e d’espressione artistica, quasi il tratto pesante di un carboncino. Un piombo che “segue” la forma, che non la fraziona, che s’incorpora nella fuga prospettica facendo diventare il vetro, appunto, un quadro.
Gli elementi di supporto delle vetrate sono posati a terra, tenendo presente lo spirito e il valore simbolico del racconto. Inizio e conclusione quindi di un viaggio fatto nel tempo e nello spirito, spostandosi materialmente lungo una via tracciata.
Gli ambienti lunghi e stretti (m 5,50 l’uno e l’altro m 4,70 di larghezza per una lunghezza di m 40 ciascuno) in cui si snoda questo itinerario, è stato pensato completamente immerso nell’oscurità (pavimento, pareti e soffitti, neri), presupponendosi come un involucro che stimola la concentrazione sul ciclo luminoso del racconto rappresentato, ed in cui si succedono gli eventi che progressivamente si evidenziano lungo e dentro un’onda luminosa che li investe e li palesa in un crescendo dinamico, proponendo la mutazione continua dello stato fisico delle immagini, dando così al visitatore la percezione di muoversi dentro il racconto.
Gli elementi contenitori, concepiti come casse aperte e inclinate rispetto al suolo su cui poggiano, come occhi aperti di un sottomarino che s’illumina sulle meraviglie degli abissi, sostengono le vetrate che si posano a sua volta su vetri opalini che filtrano e unificano la luce esaltando i vari tasselli policromi nel loro specifico valore cromatico.
Passando quindi da stazione a stazione seguendo la luce di un “sole veloce” che nasce e cala in breve tempo in un susseguirsi di momenti di raccoglimento e di riprese di un cammino che ci porta al valore simbolico del viaggio nel passaggio attraverso la via della devozione.
Nella la profondità della prima galleria, la Madonna di Lucio Fontana, alta quasi quattro metri, chiude silenziosamente la centralità dell’angolo di fuga, mentre nella seconda galleria, vetrine di finti piombi illuminati dal interno, esprimono il concetto della luce imprigionata dentro i vetri.
Una grande gratta metallica, posta a sbalzo contro la parete dello scalone, scostata dal muro, rappresenta un reticolo dilatato di piombo, (curve, angoli, spazi irregolari, forme diverse), al cui interno ed ancor sopra, scorre una successione filmica con le 29 vetrate di Carpi, preannunciando il percorso dei quadri illuminati che si andrà ad intraprendere.
Come chiusura del percorso della mostra, abbiamo voluto parlare, attraverso il filmato d’alcuni particolari e d’alcuni dettagli di questi “quadri di vetro”, (uno per ognuno di loro), del rapporto che esiste tra l’Artista colto ed il suo ed il nostro presente, dettata da un nostro desiderio di scoprire le qualità da “pittore”, sottese e complementare al racconto, e traghettare cosi lo spettatore dentro una contemporaneità che l’Artista offre e indica come valore sempre attuale. Una “corrente continua” che avvicina la ricchezza inesauribile del passato al mistero prodigioso del futuro.












O.I.C. HEADQUARTER IN JEDDAH - SAUDI ARABIA
2006
The O.I.C. project takes in consideration the indications and suggestions the Master plan defines for overall the interested areas’interventions.
The vehicular entrance into the area will take place from the axis of penetration provided by the Master plan.
The vehicular flow inside the project’s area is achieved through a ring that closes in the O.I.C.’s building and allows the access both to the ground and underground parking. From the underground parking there is a protect and secure way to go into the meeting’s stipulated place.
The building is constituted of two basic elements, which “dialogue” each other: the Congress hall and the tower destined to offices where at high floors seats the distinguished presidency.
The building is oriented according to the main north-south axis.
Such orientation permits to “close” the building southwards protecting it from insolation and allowing natural lighting. Appropriate shielding structures will be used also on northern façade.
On northern side the building is characterized of a wide concave space in order to form an “aeration tower” with climatologic function. Its front side is mostly glazed.
The other front sides will be realized with ventilated walls and white marble panels as external finishing.
The building stands within a huge artificial expanse of water spread of gushing springs and surrounding of green palms and dense vegetation.
Inside the building and in each floor, there are two prayer areas, different from men and women, with its pertinents ablution zones. There is also a little Mosque at the top floor.
At the ground floor, in a privileged zone, is designed a Mosque oriented towards Mecca.
The surrounding area includes the ground parking as well as a geometrical grid of green gardens, furnished with bowers, springs, blooming flowerbeds, and natural stone sitting areas.
Of particular importance are two broad areas destined to the collective prayer and oriented to the holy Mecca places.
The pedestrian external access is characterized by an arcade protected path that reflects on the expanse of water, passing under the big Congress’ hall.
The Congress’ hall will be connected to the main building trough a tensile structure covered passage.
In the building’s interior it will be developed hanging gardens to decorate mainly meeting, restoration places and representative offices.
The privileged material for the structure, finishing and covering definition of spaces are stainless steel, marble and glass.
SUSTAINABILITY
Preliminary study
The demand of a greater attention to the physical and mental comfort of the persons in the buildings is by now consolidated; the thermal comfort, visual, acoustic and the quality of the air is the objectives to pursue to guarantee adjust condition thermal hygrometric in the closed environments. The environmental and energetic cost of the building so “thought” has to be “content” creditable to the use of energetic efficient plants and/or solutions innovative and/or material structural that guarantee a suitable heat insulation of the building, whose performances, today, is able be “preventively” appraise with sophisticated tools of calculation. In the proposed project present is hypothesized the use of the system of double-skin facades (natural ventilation) to horizontal channels (“facade corridor”) placed side by side by a suitable system of solar screening and from a wrap in marble. The obtainable benefits are in energetic terms that of thermal comfort it has been analyzed with the software ESP-r.










VINCITORE - GARA PER IL CONFERIMENTO DEL INCARICO PER LO STUDIO DI FATTIBILITÀ DEL POLO CINE-AUDIO-VISUALE - COMPLESSO EX MANIFATTURA TABACCHI
2005
Lo studio di fattibilità è parte di un progetto ad ampio raggio della Regione Lombardia riguardante la riqualificazione, riconversione e valorizzazione delle aree e degli immobili costituenti il complesso ex Manifattura Tabacchi. L’ex sito industriale, occupa nel suo complesso una superficie lorda di pavimento di circa 80.000 mq. L’Accordo di Programma riguardante l’intera area è in variante urbanistica con la possibilità di realizzare una trasformazione dell’area da industriale a residenziale, direzionale e commerciale.
L’obiettivo è stato quello di verificare, attraverso apposito studio, la fattibilità di un progetto di riconversione per uno degli edifici della Ex- Manifattura Tabacchi con destinazione dello stesso ad uso di polo “Cine-audio-visuale” Al fine di identificare le soluzioni più funzionali alla realizzazione di un polo produttivo di riferimento per Milano si è cercato di porre in evidenza quali debbano essere considerati i fattori critici per la realizzazione di una struttura di successo, ossia capace di esprimere quel profilo di economicità indispensabile a fare perdurare l’autonomia dell’iniziativa nel lungo periodo.
Si è trattato dunque un lavoro articolato su più aree tematiche (architettura, ingegneria, economia, giurisprudenza, cultura), realizzato attraverso indagini di mercato, ricerche e approfondimenti, interviste ad operatori del settore dell’audiovisivo da cui sono stati identificati gli elementi indispensabili alla definizione di un complesso funzionale (in termini di spazi, destinazioni d’uso e strategie di sviluppo) per la realizzazione di un polo produttivo cine-audio-visuale.

















VINCITORE - CONCORSO INTERNAZIONALE D'ARCHITETTURA PRINCES' GATE
2005
La Design Competition a Toronto ha riguardato la riqualificazione dell’area attorno alla Princes’ Gate - Porta commemorativa donata dagli stessi principi di Inghilterra e ingresso alla zona fieristica della città e collegamento della parte antistante la porta con il nuovo parco urbano Link Park. Il concorso è stato ideato all’insegna del gemellaggio tra le città di Toronto e di Milano.
Il progetto riprende con chiara evidenza il gemellaggio Toronto-Milano sia attraverso l’uso dei materiali sia con la progettazione di nuovi elementi d’arredo urbano appositamente studiati, tra cui un colonnato di dieci colonne lignee che da una parte riprendono la morfologia di quelle esistenti sulla porta e dall’altra rappresentano le dieci province canadesi. Particolare cura è stata rivolta agli aspetti paesistici ed artistici in modo di ottenere una rivalutazione dell’area perfettamente inserita nel contesto.
Il progetto rispetta il Princes’ Gates sia per il suo significato monumentale che simbolico.




















COMPLESSITÀ E REGOLA
2005
Il progetto per quest’area nasce dalla convinzione che alla funzione residenziale e al suo “intorno” debba essere attribuita la facoltà di condizionare la struttura dei luoghi urbani, costruendone il senso e l’identità. Proprio la funzione residenziale, accostata e integrata da adeguate strutture collettive di servizio alla casa, al quartiere e alla città, può svolgere un ruolo significativo nella generazione e potenziamento delle relazioni sociali all’interno dello spazio urbano e tra ambiti differenti. Nella proposta di progetto si auspica la riduzione delle separazioni tra ambiti differenti (reale motivo di cesure e interruzioni nell’uso dello spazio aperto della città operate attraverso l’uso di recizioni e di suddivisioni delle proprietà), il recupero degli spazi aperti all’uso della città e il rafforzamento degli elementi di passaggio e di attraversamento dei tracciati infrastrutturali di via Palmanova e della linea metropolitana. L’idea è quella di favorire la nascita e lo sviluppo di spazi aperti urbani accessibili caratterizzati da differenti usi e da adeguati gradi di privacy che rendano il tessuto urbano poroso e permeabile all’attraversamento pubblico. Per l’area si prevede la costruzione di sei nuovi edifici e il recupero dell’ex cabina dell’Enel, come segno delle presenze storiche del sito. L’edificio in linea (Edificio 1) è alto quattro-cinque piani fuori terra e ha un piano interrato destinato a parcheggi pertinenziali. L’edificio presenta ai piani una distribuzione a corridoio centrale con alloggi disposti prevalentemente sul fronte sud-ovest. Gli alloggi modulari sono a due locali, salvo sulle testate e agli ultimi due piani, dove sono collocati alloggi con tre/quattro locali, anche duplex. Sul fronte nord-est sono collocati quattro corpi scala e ascensore, alternati con alcuni servizi. L’edificio presenta, in corrispondenza dei collegamenti verticali e a partire dal primo piano, quattro “atrii di comunicazione collettivi”, passanti e a tutta altezza.
Al piede di tutti gli edifici residenziali e negli edifici indipendenti sono invece collocati servizi integrativi al quartiere e alla città (Classe 2).
L’impostazione generale del progetto interpreta e sviluppa le indicazioni espresse dal Master plan e dal Documento Preliminare alla Progettazione secondo le seguenti strategie:
CONNETTERE PARCO E CITTA’
Dare forma ad un ambiente permeabile al pedone che consenta una maggiore accessibilità al parco a partire dalla fermata della metropolitana. L’accessibilità e la continuità dello spazio pubblico sono ottenute attraverso una articolazione non casuale del tessuto costruito e degli spazi aperti, integrati in un sistema nel quale i percorsi pedonali e ciclabili orientati nord-sud e l’edilizia bassa costituiscono gli elementi principali. Il passaggio tra edificato alto esistente, attestato lungo la linea della metropolitana e parco, è mediato dalla previsione di nuovi edifici bassi che riprendono, declinandoli secondo nuove forme, gli allineamenti, l’orientamento e la tipologia edilizia del piccolo quartiere esistente di case minime a schiera (significativa presenza nel contesto). Gli spazi aperti acquisiscono gradi differenti di privacy e di uso. Il parco si insinua nel quartiere lambendo l’edificio posto lungo via Cazzaniga, la città si insinua nel parco costruendo un sistema complesso di spazi aperti rafforzato dalla presenza lineare della piazza del mercato che si apre a sud verso il parco.
Il passaggio dagli ampi spazi pubblici agli spazi più privati avviene attraverso stretti varchi generati dall’accostamento degli edifici a schiera, varchi che si configurano come soglie che aprono poi ad uno spazio pubblico a carattere “domestico” sul quale affacciano le abitazioni. Al piano terra la continuità dello spazio aperto è garantita dall’assenza di recinzioni dei giardini di pertinenza delle abitazioni. Allo stesso tempo la privacy è mantenuta da un leggero dislivello rispetto al percorso pedonale e dalla presenza a intervalli regolari di alberature e lastre verticali in cemento alte 2,70 m circa.
DENSITA’
Per rafforzare le connessioni tra parco e città e costruire adeguate relazioni con il contesto all’intorno dell’area d’intervento, il progetto prevede la distribuzione delle volumetrie e della densità edilizia in modo asimmetrico sull’area:
a sud-ovest gli edifici bassi con minor volumetria (due-tre piani fuori terra);
a nord-est un unico edifico con maggior volumetria alto quattro-cinque piani fuori terra.
UNA SUPERFICIE POPOLATA
Il progetto prevede un sistema di spazi aperti alternati a spazi edificati, tutti popolati da servizi temporanei (mercato) e permanenti localizzati al piede e ai piani delle residenze ed in piccoli edifici indipendenti. I servizi alla residenza, al quartiere e alla città vengono posti al piano terra, sulle testate degli edifici bassi, in prossimità delle intersezioni tra i differenti spazi aperti più significativi (le piazze). La collocazione nell’area dei servizi avviene secondo principi di integrazione totale tra funzione residenziale e attività collettive ad essa connesse e secondo una distribuzione articolata degli stessi, in modo da creare diversi punti di interesse che favoriscano lo sviluppo di relazioni sociali nell’uso degli spazi urbani. Gran parte degli spazi adibiti a servizi è progettata con margini di flessibilità tale da consentirne l’eventuale riconversione ad altre funzioni alternative, in particolare residenziali. Ciò vale in particolare per quelli collocati nelle testate degli edifici a schiera collocati al piano terra e per la quasi totalità dei servizi alla residenza che si trovano ai piani dell’edificio in linea.
CONTINUITA’ DEL FRONTE EDILIZIO
L’edificio posto lungo via Cazzaniga definisce e protegge con la sua lunghezza di 150 metri circa lo spazio aperto e consente di accedervi in quattro punti, di cui due in allineamento con le vie Castano e Corato e due in corrispondenza della piazza centrale
ACCESSI E PARCHEGGI
Il progetto prevede la realizzazione di un parcheggio a raso per 100 auto nell’area a sud di via Rovato in corrispondenza del tratto terminale di via Pusiano e un parcheggio al interrato dell’edifico lungo via Cazzaniga, di 2.200 m² circa, con unica rampa per ingresso e uscita su via Cazzaniga.
SERVIZI ALLA RESIDENZA
Per l’area è previsto l’inserimento di servizi per le nuove famiglie ospitate nell’edificio (Classe 1) all’interno dell’edificio in linea posto lungo via Cazzaniga. In particolare si prevede di inserire, in corrispondenza degli atrii comuni ai piani, alcuni spazi senza particolari requisiti prestazionali che possano prestarsi a futuri aggiustamenti, o addirittura trasformarsi in abitazioni. Sono previsti al primo piano spazi dedicati a “centro di ascolto e di primo intervento”, una “sala polifunzionale” utilizzabile per incontri, feste, momenti di aggregazione, autogestione che affacciano sulla piazza centrale. In copertura sono previsti spazi per lo svago e un “asilo nido condominiale” con relativi spazi aperti di pertinenza, utilizzabile anche per il sostegno scolastico e il doposcuola.
PROTEZIONE DALLE ESONDAZIONI
Tutti gli edifici hanno la quota del piano terra posizionata al di sopra della quota minima di sicurezza fissata dal Piano di Assetto Idrogeologico relativo al fiume Lambro (+126,1 m) e non hanno piano interrato salvo l’edificio lungo via Cazzaniga.
ARTICOLAZIONE E ORGANIZZAZIONE INTERNA DEGLI ALLOGGI
Il progetto risponde sostanzialmente a due condizioni che caratterizzano la attuale domanda abitativa:
la debolezza delle risorse economiche e relazionali dei soggetti;
la richiesta di alloggi di dimensioni sempre più contenute, a seguito alle più recenti tendenze socio-demografiche che vedono in corso un processo di frammentazione dei nuclei familiari e di contenimento della spesa per la casa.
La previsione di un’alta percentuale di alloggi di piccole dimensioni soddisfa inoltre la necessità di individuare la locazione di edilizia sociale come una soluzione temporanea, in vista di una integrazione definitiva dei soggetti nel tessuto sociale della città. Il progetto prevede la realizzazione di differenti tipologie abitative, organizzate su una maglia modulare di 3,6 metri di interasse e profondità variabile per tutti gli edifici. La variazione tipologica serve anche come risposta alle differenti possibili utenze suddivise, oltre che per dimensione dei nuclei famigliari anche per provenienza sociale (nazionalità, età e invalidità).
Gli alloggi sono progettati per rispondere ad un elevato grado di flessibilità interna tale da consentire l’adattabilità a differenti destinazioni d’uso nel lungo periodo. Ogni alloggio è dotato di uno spazio esterno privato di forma regolare ricavato nella sagoma dell’edificio in forma di loggia o di balcone aperto su più lati, accessibile dai locali cucina-soggiorno, con dimensioni tali da consentirne usi diversi e prolungati nel tempo. Questo spazio è progettato per costituire un eventuale ampliamento dello spazio abitativo in casi specifici e ad opera dell’amministrazione. La flessibilità consente di realizzare alloggi a pianta libera nei quali il blocco cucina-servizi si configura come unico elemento fisso. Per garantire una concreta flessibilità degli alloggi si prevedono le seguenti scelte progettuali:
flessibilità delle partizioni interne, escluse quelle dei blocchi servizi, progettati appositamente in nuclei compatti lungo i corridoi di distribuzione degli edifici;
unione di cucina e bagno di uno stesso alloggio o di alloggi adiacenti;
continuità di quota dei solai;
maglia regolare di 3,6 metri di interasse e profondità variabile, atta ad accogliere alternativamente spazi giorno, camere da letto e blocchi servizio con relativo antibagno.
possibilità di accorpamento o suddivisioni delle unità immobiliari.



















CONCORSO PRATUM MAGNUM
2005
Gli obiettivi del progetto si possono così riassumere:
- ridurre l’effetto di “urto” fra la forma convenzionale e incongrua determinata dagli interventi dell’ottocento e del primo Novecento (Palazzo degli studi, Comune, Upim) e la cortina edilizia del lato est;
- riconquistare gli spazi persi della piazza (senza eliminare il monumento, ma rendendone meno invasiva la presenza e anzi favorendone una visione meno enfatizzata, lungo tutto il perimetro), e moltiplicare gli spazi per l’incontro, lo svago, le attività ludiche e culturali, anche in concomitanza col mercato, mediante la realizzazione di una “piazza sospesa”;
- caratterizzare il luogo come “spazio pubblico” inserendo, (lungo i bordi della piattaforma sospesa e sotto la sua protezione) alcuni punti di attrazione qualificati (per la vendita di libri, per l’esposizione di oggetti d’arte, per piccole mostre, per l’informazione civica, ecc.), così che tutto lo spazio venga permanentemente coinvolto in un uso civile, libero e collettivo
- recuperare Piazza Carducci così che lo spazio di questo luogo pubblico minore, geometrico e privo di caratteristiche di rilievo, oltretutto spezzato e deformato dall’attraversamento in diagonale della corsia preferenziale dei mezzi pubblici, venga coinvolto in un disegno generale
La proposta progettuale, in relazione agli obiettivi espressi, parte innanzitutto dalla necessità di ricucire Piazza Carducci, Largo IV Novembre e Piazza Trento e Trieste con la formazione di un disegno unitario delle pavimentazioni, l’impiego di materiali uniformi, lo studio coordinato della composizione vegetale e degli arredi, l’inserimento dell’elemento acqua, consentono la formazione di uno spazio omogeneo che renda riconoscibili le singole piazze come appartenenti al medesimo luogo.
Grazie alla formazione di una piazza su tre livelli mediante la formazione di una “piazza sospesa”, con pavimentazione lignea, che circonda il monumento, si è amplificato e valorizzato lo spazio della piazza Trento e Trieste, articolandolo su tre livelli.
Il livello 0 è l’attuale quota della piazza e costituisce il piano a disposizione del mercato; è interamente carrabile ed è segnato sul lato est da una linea d’acqua, profonda al massimo 40 centimetri, memoria dell’antico fontanile.
Il livello 1 è costituito da un nuovo giardino pensile, che consente di avvicinarsi al monumento.
Esso di presenta con un disegno informale, caratterizzato da gruppi arborei sparsi di Populus nigra “Italica”, Malus floribunda e Acer platanoides.
Il livello 2 è rappresentato invece dalla piattaforma sospesa. Dalla quota del giardino, mediante una gradonata posta lungo il lato settentrionale, si accede alla piazza sospesa posta all’altezza dello spiccato del monumento bronzeo. E’ questo un piano praticabile, di forma libera e organica che accompagna a est il profilo degli edifici e sugli altri lati (nord e ovest) si inserisce con linee libere ed arrotondate agli angoli, andando a risolvere architettonicamente i volumi degli ascensori provenienti dal parcheggio sotterraneo che vengono inclusi nella nuova struttura, diventandone parte integrante. L’ascensore collocato a sud inoltre, elevato di un piano, potrà consentire l’accesso ai disabili alla piazza sospesa.
Da Piazza Trento e Trieste, attraverso Largo IV Novembre, si giunge in Piazza Carducci. Il disegno della pavimentazione è elemento determinante per la riqualificazione di questo luogo in parte attraversato dalla corsia preferenziale dei mezzi pubblici e in gran parte occupato dal mercato. La nuova pavimentazione è caratterizzata da un disegno la cui orditura da una parte segue la serialità dei corsi di serizzo che caratterizzano l’intera area di intervento nonché l’andamento della pavimentazione dell’area pedonale limitrofa, dall’altro elementi di discontinuità, costituiti da fasce di pavimentazione lignea, sottolineano gli innesti delle vie rispetto alla geometria della piazza, con andamento diagonale.
Anche in Piazza Carducci l’acqua diventa elemento caratterizzante: una fontana, la cui forma nasce dall’intersezione di assi prospettici, è collocata all’incirca al centro, così da costituire un piacevole luogo di sosta e riqualificare uno spazio oggi privo di attrattive.
Va infine sottolineato che la scelta dei materiali di pavimentazione, oltre che degli elementi di finitura e di arredo, è coerente con quanto è già stato fatto nelle zone limitrofe alla piazza, poiché l’impegno progettuale vuole contribuire ad un disegno unitario di tutte le zone pedonali del centro.













ABITARE A MILANO: VIA OVADA
2005
Il progetto si inserisce all’interno del master plan redatto dal Comune di Milano per la riqualificazione dell’area di via Ovada. L’intervento mira a proporre un nuovo sistema di rapporti e fruizioni che legano insieme la residenza, il commercio, il tempo libero ed i servizi alla persona con lo scopo di realizzare alloggi a basso impatto ambientale e con ridotti consumi energetici, assicurati da nuovi impianti tecnologici innovativi quali pavimenti radianti e impianti di raffrescamento naturali. Gli aspetti ambientali del progetto partono dalla realizzazione di filtri solari lungo la viabilità esterna e controllo della ventilazione naturale tramite accorgimenti riguardanti sia il complesso insediativo che la singola unità abitativa. Il modello insediativo proposto è riconducibile a quello della corte. Gli edifici sono alti da 4 a 6 piani e si estendono verso il parco con bracci di lunghezza diversa. Tutti gli alloggi propongono soluzioni tipologie flessibili e dinamiche, che possono nel tempo adattarsi a nuove esigenze. Il modello proposto parte da un modulo base formato da due appartamenti uno da 77 mq e uno da 47 mq. Questo modulo può essere aggregato a uno speculare e quindi si possono ottenere 3 appartamenti (77/94/77) oppure quattro (77/47/47/77). Altro elemento che contribuisce alla flessibilità è la presenza delle logge.





ABITARE A MILANO: VIA GALLARATE
2005
L’area in cui si situa l’intervento non fa parte, né storicamente, né urbanisticamente, del quartiere Gallaratese, che risulta infatti compiutamente definito, nella sua forma e struttura, entro l’anello viaria Appennini, Cilea, Lampugnano, Quadrenghi.
A partire da questo perimetro il Quartiere guarda dentro di se stesso e le aree esterne, lungo il lato sud di via Gallarate, fanno invece parte di un insieme di insediamenti frammentati, con destinazioni che evolvono tendenzialmente verso il commerciale e il terziario. I limitati episodi residenziali preesistenti, residui lineari di piccoli aggregati periferici, e gli episodi edilizi nuovi, situati nelgi spazi rimasti, disponibili, poco caratterizzati e spesso impropri, cercano anch’essi, con difficoltà, i propri riferimenti nel vicino, unitario e grande Quartiere.
Gli schemi concettuali a base del concorso insistono sulla necessità di caratterizzare l’area di progetto, residuale e periferica, non come un’espansione del Gallaratese, ma piuttosto come un “parco” e uno “spazio di connessione fra il Gallaratese e le aree a nord dela SS del Sempione di prossima trasformazione”.
L’indicazione è senz’altro appropriata , ma deve essere interpretata come un’esigenza non esclusiva, poiché il “parco” deve configurarsi contemporaneamente, sia come un’attrezzatura a servizio degli insediamenti limitrofi, che come un più generale elemento connettivo e le nuove costruzioni devono anche entrare a far parte del “disegno del Quartiere” ed essere parte di uno schema urbanistico e funzionale evoluto e completo, che non può avere la “spina centrale” del Gallaratese come primo epicentro. Per questo le nuove costruzioni non devono apparire come episodi isolati esuali e i loro volumi devono dialogare coerentemente con gli edifici di via Cilea e guardare verso gli spazi di connessione che da questa via si aprono verso sud, cioè verso il sistema dei servizi esistenti essendo improponibile una loro diretta e organica relazione con ciò che avverrà a nord della via Gallarate.
Per queste ragioni gli edifici sono stati accoppiati, hanno una propria area interna di pertinenza che li unifica e caratterizza (uno spazio che tra l’altro è definito dall’area del parcheggio privato); in questo modo non si presentano come entità isolate e semplicee mente distribuite entro l’area a intervalli regolari e indifferenziati.
Si è anche conservata l’appropriata disposizione “a pettine” su via Appennini, proposta dal “master plan” - disposizione che tra l’altro rispetta buoni criteri di orientamento - e si è data importanza alla protezione dai rumori e dai pericoli del traffico di via Galllarate, con la formazione di rilevati di terra che si sviluppano, con opportune interruzioni, lungo l’arteria e consentono l’utilizzazione sicura degli spazi a verde, in particolare ad anziani e bambini.
Lo schema quindi si presenta con la forma di tre micro nuclei, distanziati da pause di verde pubblico, formati ciascuno da due costruzioni che si accoppiano e guardano verso i varchi aperti fra i corpi di fabbrica allineati lungo la via Appennini.
La testa ovest dell’insediamento - dalla parte di Pero - è costituita da due torri di otto piani, la cui rotazione interpreta la curva della strada di quartiere, accentuandone l’andamento, e segnala la conclusione dell’insediamento, cioè il punto di uscita e di entrata al quartiere. La rotazione tra l’altro consente di distanziare gli edifici dalla rotatoria che risolve l’intersezione fra la via Gallarate e la strada d’ingresso al Gallaratese.
Descrizione ed analisi degli sviluppi del progetto in relazione al verde e alle scelte ambientali
La parte sud del quartiere Gallaratese confina con aree sportive e spazi liberi che rappresentano una naturale integrazione del Parco di Trenno, anche se ancora non ne fanno parte. Anche le aree pubbliche trasversali alla “spina centrale”, ancora libere, o parzialmente occupate da attrezzature pubbliche, si diramano dal centro del Quartiere verso sud.
La parte nord del Quartiere invece è più densa di edifici ed è priva di consistenti spazi di verde e di riserve di terreno libere da costruzioni, mentre all’interno dei nuclei edificati si sviluppano, con forma articolata, porzioni di verde di vicinato che costituiscono un importante elemento di relazione fra le diverse parti, ma che non hanno la consistenza di veri e propri “giardini pubblici organizzati”. D’altra parte il limbo di terra su cui si sviluppa il progetto, per la sua posizione marginale aderente all’asse di traffico di via Gallarate non risolverebbe il probelma del rapporto verde-insediamnti nemmeno se fosse interamente destinato a parco. Giusta quindi la soluzione proposta dall’Amministrazione Comunale, che tende a risolvere insieme più problemi: realizzare una protezione dal traffico di via Gallarate, offrire una dotazione di spazi di riposo, incontro, gioche per gli abitanti insediati lungo via Apennini, risanare un’area degradata dando “qualità” al margine del quartiere e infine costruire uno spazio presidiato e sicuro.
Il verde di progetto si articola quindi, secondo gli indirizzi sopra descritti, in una fascia alberata lungo la via Gallarate - caratterizzata anche dala presenza di rilevati di terra (anti rumore), realizzati con materiali di scavo delle costruzioni-, in un disegno del verde unitario, continuo e percorribile in tutta la sua lunghezza, che circonda le nuove costruzioni e si fonde con quello di loro diretta pertinenza, nella realizzazione di due spazi consistenti di “giardino pubblico” attrezzato, posti all’estremità est ed ovest che sono raggiunti e attraversati dalla pista ciclo pedonale.
Importante è l’area di parco pubblico più ad est, verso la città, caratterizzata da un reticolo di alberi fra i quali si svilupperanno percorsi sinuosi, con luoghi di sosta attrezzati. La posizione è in relazione con zone edificate dense e particolarmente poco dotate di verde. Le tipologie di verde previste sono:
VERDE PER BARRIERA STRADALE
formato da un impianto di: Populus nigra, Carpinus betulus, Sophora japonica.
Si prevedono due diversi filari di alberature: sul lato verso la strada i filari saranno composti da Populus nigra, con l’inserimento di esemmplari di Sophora japonica. Se la barriera risultasse troppo alta, i pioppi potranno essere sostituiti da Quercus robur fastigiata sempre a foglia caduca con portamento colonnare; Sul lato verso l’edificato si prevede un impianto di Carpinus betulus a foglia caduca e Chamaecyparis,sempreverde.
ALBERATURE ORNAMENTALI, per zone soleggiate
per l’ombreggiatura dei percorsi nei prati e lungo la pista ciclabile sono previsti filari di alberi ornamentali; si propongono:Koeleuteria paniculata con fogliame leggero pennato e fioritura in pannocchie gialle a giugno-luglio, alternata a Prunus cerasifera pissardii a foglia rosso-violetta, con fioritura primaverile rosa, ed a Ginkgo biloba con fogliame verde in estate e dorato in autunno.
ALBERI SOLI SOLITARI E GRUPPI ISOLATI
in alcune zone del parco sono previsti gruppi di grandi alberi. A questo scopo sono adatti: Magnolia grandiflora, sempreverde, con fogliame verde scuro e fioritura a grandi fiori profumati in estate, insieme a Paulownia imperialis, albero da fiore con fioritura violacea in primavee ra, sostituita in seguito da una bella chioma di foglie cuoriformi; Robiinia pseudoacacia frisia a foglia caduca con fogliame di un giallo molto vivo profumato e portamento eretto.
ALBERATURE DI OMBREGGIAMENTO PER SPAZI CON SEDUTE
Attorno alle aree circolari pavimentate in ghiaietto stabilizzato tipo “Levocel”, con elementi in cemento sagomati a formare “muretti” a seduta con altezza differenziata, si prevede un circolo di alberi realizzato con impianto di Catalpa bignonoidea e Cercis siliquastrum
ALBERATURE PER IMPIANTO RETICOLARE
Il bosco ad Impianto reticolare, a sesto quadrato di mt. 8-10, va realizzato con essenze planiziali endemiche: Morus alba, Prunus serrulata, Salix rubra.
Sotto agli alberi ombrosi saranno predisposti leggeri incavi a conca, corrispondenti alla parte di chioma più vicina al tronco, da seminare a tappeto erboso adatto allombra: tipo Poa nemoralis
Il modello insediativo proposto, in relazione agli aspetti sociologici e relativi ai servizi alla persona
Il quartiere Gallaratese, come la generalità dei quartieri di edilizia residenziale economica e popolare della periferia milanese, sorti a partire degli anni 60 con la caratteristica di “quartieri autosufficienti”, si è caratterizzato essenzialmente come insediamento monofunzionale e per un rapporto diretto fra le abitazioni e i servizi.
Una concezione che privilegia le relazioni di vicinato e che concepisce il quartiere come un aggregato di piccoli nuclei edilizi, con una specifica identità, serviti “al piede” di tutto ciò che serve quotidianamente.
Questa concezione ha portato, non senza tensioni e contrasti, alla diffusione sul territorio di una notevole quantità di strutture edilizie pubbliche (in particolare scuole) di piccola dimensione, accessibili facilmente a iedi.
A causa di questa impostazione oggi si devono fare i conti con un sistema diffuso di attrezzature il cui utilizzo richiede conversioni d’uso (in parte in corso di realizzazione) non sempre facili.
Se a questi spazi si aggiungono i porticati sotto case (vedi in particolare ALER di via Appennini), anche questi “di risulta”, cioè ottenuti con la chiusura di portici la cui presenza provocava corenti d’aria e dispersione termica nel primo piano abitato, si constata una situazione di abbondanza di superfici destinabili ad attrezzature e servizi minuti, di interesse strettamente locale.
Alcuni di questi spazi sotto le case sono utilizzati da associazioni sportive, culturali e di interesse sociale, altri restano inutilizzzati, anche se in quartiere è carente l’artigianato di servizio in particolare quello di riparazione non molesto: manca un vetraio, mancano laboratori per la riparazione a domicilio di appareccchiature elettroniche e di elettrodomestici, manca chi esegue piccole riparazioni agli impianti elettrici, idraulici, di sicurezza delle case.
D’altra parte, in una situazione in cui sta progressivamente prevalendo la proprietà privata e la gestione condominiale (anche per la vendita della edilizia residenziale pubblica), risulta particolarmente difficile la convivenza, con la residenza, di attività che comunque possono comportare disturbi e promiscuità d’uso.
Si è partiti da queste riflessioni nella scelta dei servizi da prevedere sotto le nuove ostruzione avendo presente che ne va dosata con attenzione la quantità, sia perché le attività effettivamente compatibili sono relativamente poche, sia perché in quartiere vi è comunque un’ampia dotazione di spazi già idonei, anche se il loro uso richiede una onerosa conversione funzionale, ma anche una concezione diversa di gestione, sia perché infine è anche opportuno valorizzare quello che nella struttura del quartiere è l’aspetto più rilevante ed unificante, cioè la cosiddetta “spina centrale”, che è comunque, malgrado le manomissioni (parcheggio d’interscambio, caserma della polizia) l’asse portante e il connettivo del sistema dei servizi e delle relazioni sociali.





ABITARE A MILANO: VIA CIVITAVECCHIA
2005
Il progetto per quest’area nasce dalla convinzione che alla funzione residenziale e al suo “intorno” debba essere attribuita la facoltà di condizionare la struttura dei luoghi urbani, costruendone il senso e l’identità. Proprio la funzione residenziale, accostata e integrata da adeguate strutture collettive di servizio alla casa, al quartiere e alla città, può svolgere un ruolo significativo nella generazione e potenziamento delle relazioni sociali all’interno dello spazio urbano e tra ambiti differenti. Nella proposta di progetto si auspica la riduzione delle separazioni tra ambiti differenti (reale motivo di cesure e interruzioni nell’uso dello spazio aperto della città operate attraverso l’uso di recizioni e di suddivisioni delle proprietà), il recupero degli spazi aperti all’uso della città e il rafforzamento degli elementi di passaggio e di attraversamento dei tracciati infrastrutturali di via Palmanova e della linea metropolitana. L’idea è quella di favorire la nascita e lo sviluppo di spazi aperti urbani accessibili caratterizzati da differenti usi e da adeguati gradi di privacy che rendano il tessuto urbano poroso e permeabile all’attraversamento pubblico. Per l’area si prevede la costruzione di sei nuovi edifici e il recupero dell’ex cabina dell’Enel, come segno delle presenze storiche del sito. L’edificio in linea (Edificio 1) è alto quattro-cinque piani fuori terra e ha un piano interrato destinato a parcheggi pertinenziali. L’edificio presenta ai piani una distribuzione a corridoio centrale con alloggi disposti prevalentemente sul fronte sud-ovest. Gli alloggi modulari sono a due locali, salvo sulle testate e agli ultimi due piani, dove sono collocati alloggi con tre/quattro locali, anche duplex. Sul fronte nord-est sono collocati quattro corpi scala e ascensore, alternati con alcuni servizi. L’edificio presenta, in corrispondenza dei collegamenti verticali e a partire dal primo piano, quattro “atrii di comunicazione collettivi”, passanti e a tutta altezza.
Al piede di tutti gli edifici residenziali e negli edifici indipendenti sono invece collocati servizi integrativi al quartiere e alla città (Classe 2).
L’impostazione generale del progetto interpreta e sviluppa le indicazioni espresse dal Master plan e dal Documento Preliminare alla Progettazione secondo le seguenti strategie:
Dare forma ad un ambiente permeabile al pedone che consenta una maggiore accessibilità al parco a partire dalla fermata della metropolitana. L’accessibilità e la continuità dello spazio pubblico sono ottenute attraverso una articolazione non casuale del tessuto costruito e degli spazi aperti, integrati in un sistema nel quale i percorsi pedonali e ciclabili orientati nord-sud e l’edilizia bassa costituiscono gli elementi principali. Il passaggio tra edificato alto esistente, attestato lungo la linea della metropolitana e parco, è mediato dalla previsione di nuovi edifici bassi che riprendono, declinandoli secondo nuove forme, gli allineamenti, l’orientamento e la tipologia edilizia del piccolo quartiere esistente di case minime a schiera (significativa presenza nel contesto). Gli spazi aperti acquisiscono gradi differenti di privacy e di uso. Il parco si insinua nel quartiere lambendo l’edificio posto lungo via Cazzaniga, la città si insinua nel parco costruendo un sistema complesso di spazi aperti rafforzato dalla presenza lineare della piazza del mercato che si apre a sud verso il parco.
Il passaggio dagli ampi spazi pubblici agli spazi più privati avviene attraverso stretti varchi generati dall’accostamento degli edifici a schiera, varchi che si configurano come soglie che aprono poi ad uno spazio pubblico a carattere “domestico” sul quale affacciano le abitazioni. Al piano terra la continuità dello spazio aperto è garantita dall’assenza di recinzioni dei giardini di pertinenza delle abitazioni. Allo stesso tempo la privacy è mantenuta da un leggero dislivello rispetto al percorso pedonale e dalla presenza a intervalli regolari di alberature e lastre verticali in cemento alte 2,70 m circa.
Il progetto prevede un sistema di spazi aperti alternati a spazi edificati, tutti popolati da servizi temporanei (mercato) e permanenti localizzati al piede e ai piani delle residenze ed in piccoli edifici indipendenti. I servizi alla residenza, al quartiere e alla città vengono posti al piano terra, sulle testate degli edifici bassi, in prossimità delle intersezioni tra i differenti spazi aperti più significativi (le piazze). La collocazione nell’area dei servizi avviene secondo principi di integrazione totale tra funzione residenziale e attività collettive ad essa connesse e secondo una distribuzione articolata degli stessi, in modo da creare diversi punti di interesse che favoriscano lo sviluppo di relazioni sociali nell’uso degli spazi urbani. Gran parte degli spazi adibiti a servizi è progettata con margini di flessibilità tale da consentirne l’eventuale riconversione ad altre funzioni alternative, in particolare residenziali. Ciò vale in particolare per quelli collocati nelle testate degli edifici a schiera collocati al piano terra e per la quasi totalità dei servizi alla residenza che si trovano ai piani dell’edificio in linea.
Il progetto risponde sostanzialmente a due condizioni che caratterizzano la attuale domanda abitativa:
la debolezza delle risorse economiche e relazionali dei soggetti;
la richiesta di alloggi di dimensioni sempre più contenute, a seguito alle più recenti tendenze socio-demografiche che vedono in corso un processo di frammentazione dei nuclei familiari e di contenimento della spesa per la casa.
La previsione di unalta percentuale di alloggi di piccole dimensioni soddisfa inoltre la necessità di individuare la locazione di edilizia sociale come una soluzione temporanea, in vista di una integrazione definitiva dei soggetti nel tessuto sociale della città. Il progetto prevede la realizzazione di differenti tipologie abitative, organizzate su una maglia modulare di 3,6 metri di interasse e profondità variabile per tutti gli edifici. La variazione tipologica serve anche come risposta alle differenti possibili utenze suddivise, oltre che per dimensione dei nuclei famigliari anche per provenienza sociale (nazionalità, età e invalidità).
Gli alloggi sono progettati per rispondere ad un elevato grado di flessibilità interna tale da consentire l’adattabilità a differenti destinazioni d’uso nel lungo periodo. Ogni alloggio è dotato di uno spazio esterno privato di forma regolare ricavato nella sagoma dell’edificio in forma di loggia o di balcone aperto su più lati, accessibile dai locali cucina-soggiorno, con dimensioni tali da consentirne usi diversi e prolungati nel tempo. Questo spazio è progettato per costituire un eventuale ampliamento dello spazio abitativo in casi specifici e ad opera dell’amministrazione. La flessibilità consente di realizzare alloggi a pianta libera nei quali il blocco cucina-servizi si configura come unico elemento fisso. Per garantire una concreta flessibilità degli alloggi si prevedono le seguenti scelte progettuali:
flessibilità delle partizioni interne, escluse quelle dei blocchi servizi, progettati appositamente in nuclei compatti lungo i corridoi di distribuzione degli edifici;
unione di cucina e bagno di uno stesso alloggio o di alloggi adiacenti;
continuità di quota dei solai;
maglia regolare di 3,6 metri di interasse e profondità variabile, atta ad accogliere alternativamente spazi giorno, camere da letto e blocchi servizio con relativo antibagno.
possibilità di accorpamento o suddivisioni delle unità immobiliari.









RESTAURO E RIQUALIFICAZIONE DELLA VILLA REALE DI MONZA
2004
La Villa Reale di Monza, voluta da Maria Teresa d’Asburgo e costruita nel 1780 su progetto di Giuseppe Piermarini, è considerata il suo capolavoro assoluto insieme al Teatro alla Scala. Circondata dai giardini e boschetti che formano il più grande parco cintato d’Europa, la Villa rappresenta un insigne esempio del rinascimento lombardo nell’architettura.
Il progetto vincitore del concorso internazionale riguarda 38.000 mq di restauro di edifici esistenti, 350.000 mq di giardini e boschetti e nuove opere. L’intervento punta alla valorizzazione del patrimonio storico e al riutilizzo per funzioni d’eccellenza, con un’attenzione particolare alla gestione e alla flessibilità d’uso. L’obiettivo non è solo il restauro della Villa, ma il rilancio del ruolo di Monza e della Brianza a livello culturale ed economico.
Il progetto è il risultato di un lavoro interdisciplinare che ha coinvolto esperti di restauro architettonico, architettura, paesaggistica, urbanistica ed economia. Per garantire la sostenibilità dell’intervento, si è puntato su un’ampia flessibilità funzionale coniugata con il restauro conservativo integrale del monumento. Ciò ha richiesto anche una flessibilità tecnologica, capace di integrare funzioni che permettano l’autofinanziamento del complesso e la produzione di cultura nel sistema Villa-Giardini-Parco.
Funzioni previste dal progetto:
- Foresteria e strutture di accoglienza d’eccellenza
- Attività espositive (fisse e temporanee)
- Spazi congressuali per eventi, corsi e convegni
- Ristorazione e intrattenimento
- Eventi e manifestazioni musicali, cinematografiche, teatrali, floreali e botaniche, matrimoni
- Sede Agenzia Comunità Europea
- Attività museali e di restauro
- Visite guidate alla Villa e ai Giardini (Grand Tour)
Opere di nuova realizzazione:
- Riqualificazione della mobilità con l’interramento di viali e miglioramento degli accessi a Monza
- Nuovo auditorium da 400 posti, frazionabile in due sale, situato sotto un giardino labirintico e collegato al teatrino della Villa
- Centro benessere, sala polifunzionale da 800 posti e parcheggi sotterranei, finanziati con project financing
- Restauro dei giardini reali e dei boschetti, con recupero dei tracciati originali

















INTERIOR DESIGN - STUDIO LEGALE MILANO
2004
Progetto di ristrutturazione e interior design per uno studio legale di alta rappresentanza sito in Piazzetta Guastalla nei pressi del Palazzo di Giustizia di Milano.
I muri sono stati rivestiti in boiserie e l’arredo - seguendo un criterio classico - è stato realizzato su misura sulla base delle richieste funzionali dei professionisti. Uno studio particolare è stato riservato all’analisi della luminosità e all’inserimento degli apparecchi illuminanti e degli strumenti tecnologici.
Speciali mobili sono stati disegnati per la raccolta di francobolli e buste facenti parte di un’importante collezione filatelica.
Le librerie sono state studiate per l’esposizione di pregiati libri storici.

















RESTAURO, RISANAMENTO CONSERVATIVO E RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA CESARE CANTÙ
2003
La Casa Cantù è un edificio del ‘700, vincolato dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, in cui visse e morì lo storico e letterato Cesare Cantù, fondatore dell’Archivio Storico Lombardo.
L’edificio è posato sulle fondamenta di una casa patrizia di cui sono state rinvenute alcune tracce degli antichi pavimenti del periodo della fondazione romana della città.
Classica composizione a doppio cortile con pavimentazione centrale a disegno in ciottoli, bianco carrara e nero ebano, circondato da un portico con pavimento a lastre di beola grigia e di un colonnato in granito rosa di Baveno.
L’edificio è composto di quattro piani ed è un esempio dell’architettura lombarda alto borghese.
Il Piano Nobile, con soffitti lignei a cinque metri d’altezza delicatamente dipinti con gli stemmi delle famiglie che lo hanno abitato in passato, è stato restaurato dalla Dott.ssa Alda Molinari con la collaborazione del Mastro falegname Giuseppe Ferro.
Il palazzo era stato significativamente rimaneggiato nel corso degli anni e si è reso necessario un intervento di sistemazione e risanamento conservativo che contempli le necessità richieste dal suo “ritorno” alle naturali funzioni estetiche ed abitative.



















CENTRO RESIDENZIALE DI CURE PALLIATIVE
2002
La ristrutturazione del terzo piano dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano edificio Oftalmico, ha lo scopo di realizzare un reparto di degenza per cure palliative per malati terminali. L’obbiettivo principale di tutto il progetto è quello di creare un ambiente il più possibile familiare e simile ad una tipologia abitativa.
Con questo scopo, si ottengono requisiti di maggior comfort all’interno delle camere di degenza del blocco “B” mediante l’unificazione degli abbaini esistenti a coppie e l’apertura di porte-finestre per realizzare dei piccoli balconi. Altra nota di maggior comfort rispetto agli standard ospedalieri, riscontrabile in tutto l’intervento, è caratterizzata dalla scelta di finiture e attrezzature di genere residenziale; inoltre ogni camera viene dotata di bagno privato (si installano rubinetterie a leva lunga per una maggior facilità d’uso), climatizzazione indipendente e possibilità di ospitare un secondo letto per permettere la permanenza notturna di un accompagnatore. Tutti i corridoi ed i percorsi comuni sono dotati di corrimano antiurto e protezione degli spigoli.
Tutta la struttura è ovviamente accessibile in ogni sua parte anche da disabili.
Il progetto prevede la realizzazione di: camere singole di dimensioni tali da permettere la permanenza notturna di un accompagnatore, di un tavolo per consumare i pasti, di una poltrona ed i servizi igienici, cucina tisaneria, deposito biancheria pulita, deposito attrezzature e carrozzine e materiali di consumo, servizi igienici separati per il personale, locale di postazione per il personale di assistenza in posizione centrale, ambulatorio medicheria, soggiorno polivalente, deposito sporco dotato di vuotatoio e lavapadelle, locali per prestazioni ambualatoriali, spazi di attesa, locale preparazione farmaci e terapie, locale colloquio, spogliatoi separati per il personale dotati di servizi igienici, locali per riunioni del personale, impianto di climatizzazione indipendente per ogni ambiente, impianto di illuminazione di emergenza e di distribuzione della corrente per utilizzi normali, impianto di chiamata con segnalazione acustica e luminosa nelle camere e nei bagni, impianto di gas medicali con prese per vuoto ed ossigeno, impianto telefonico, impianto televisivo.
Le esigenze di elevata personalizzazione dell’intervento rendono necessaria una capacità ricettiva limitata e non superiore a 30 posti letto.
La tipologia strutturale adottata è volta a garantire il rispetto della dignità del paziente e dei suoi familiari mediante un’articolazione spaziale, ed una dotazione di servizi, utile a creare condizioni di vita il più simili possibile a quelle godute presso la propria abitazione, dando anche la possibilità ai degenti di personalizzare le stanze.
Il centro prevede un’articolazione divisa in tre aree: un’area destinata alla residenzialità, una destinata alla valutazione e alle terapie, ed una destinata alla rete generale di supporto. Le camere, singole, sono di dimensioni tali da permettere di ospitare un secondo letto per la permanenza notturna di un accompagnatore, un tavolo per consumare i pasti, una poltrona, i servizi igienici, e comunque uno spazio adeguato per gli interventi medici. Gli arredi previsti saranno il più confortevole possibile non dimenticando comunque la natura ospedaliera dell’intervento.
E’ prevista una tisaneria, dove i pazienti avranno la possibilità di scaldarsi delle bevande o altro, un locale soggiorno polivalente dove poter leggere e conversare, depositi di biancheria pulita, depositi di attrezzature, carrozzine e materiali di consumo, spogliatoi con i relativi servizi igienici per il personale, un locale visita ed un ambulatorio-medicheria con relativa sala d’attesa, depositi “sporco”, vuotatoio con lavapadelle, ecc.
All’ingresso del reparto, in posizione centrale rispetto alle camere, è prevista la postazione infermieristica per poter garantire la massima assistenza ai pazienti, ai loro familiari ed agli ospiti, ed un locale per il lavoro degli infermieri.
Ogni servizio igienico previsto nel progetto rispetta le normative sulla tipologia ed il dimensionamento dei locali e dei sanitari per garantire la manovra e l’uso degli apparecchi anche da persone con impedita capacità motoria (D.M. del 14/06/1989 n° 236 art. 8.1.6 e successive modificazioni), si è prevista l’installazione di sanitari di tipo sospeso, dimensioni tali da permettere il movimento di una carrozzella, miscelatore monocomando a leva clinica con doccetta estraibile e maniglie di appoggio lungo le pareti libere.
Nei bagni privati delle camere è inoltre previsto Il lavabo posto ad un’altezza di 80 cm dal piano di pavimento, senza colonna e con sifone di tipo accostato, il wc con seduta a circa 50 cm dal pavimento e mezzeria a 40 cm dalla parete laterale, affiancato da un doccino lungo dotato di miscelatore per l’utilizzo anche come bidet, la doccia di tipo a filo pavimento con sedile ribaltabile e doccia con flessibile.
Sul piano sarà presente anche un bagno assistito dal personale dell’Ospedale, dotato di una vasca ad elevazione regolabile per i pazienti “non collaboranti” (persone non in grado di muoversi autonomamente) e maniglione di sicurezza (mobile) per l’aiuto all’accostamento al wc.
Altra nota di maggior comfort rispetto agli standard ospedalieri, riscontrabile in tutto l’intervento, è caratterizzata dalla scelta di finiture e attrezzature di genere residenziale; climatizzazione indipendente, impianto telefonico e televisivo, finiture, ecc.
Tutta la struttura è ovviamente accessibile in ogni sua parte anche da disabili. Il complesso sarà dotato di impianto di illuminazione di emergenza, impianto di forza motrice nelle camere con almeno una presa per alimentazione normale, impianto di chiamata con segnalazione acustica e luminosa e centralino delle chiamate, impianto di gas medicali (prese vuoto e ossigeno) in ogni camera, nel bagno assistito e nei locali di visita, impianto telefonico ed impianto televisivo, sistema di allarme nelle camere e nei servizi igienici, segnaletica di informazione e di sicurezza interna e tutte le attrezzature necessarie per la gestione ospedaliera.
Ogni camera sarà climatizzata singolarmente per garantire a tutti i pazienti il giusto grado di comfort termico e tutti i corridoi ed i percorsi comuni saranno dotati di corrimano antiurto e protezione degli spigoli.
I locali destinati a tisaneria (una per il personale ed una per i pazienti) saranno dotati di piastre elettriche per la cottura e di cappa per l’aspirazione dei vapori con scarico in copertura.
Nelle acque luride civili (acque nere) non saranno convogliati reflui di lavorazione ma solo gli scarichi dei servizi igienici e saranno collegati alla fognatura esistente senza modificare gli allacciamenti alla stessa.
L’impianto di riscaldamento del terzo piano prenderà origine da quello esistente modificandone i percorsi ed i trattamenti, l’impianto di condizionamento invece sarà di nuova realizzazione in quanto quello esistente non garantisce il grado di comfort richiesto dalla nuova destinazione dei locali.











TECNOCITY, PROGETTO DI ARCHITETTURA SOSTENIBILE (LIFE CYCLE ASSESSMENT)
2001
La sostenibilità fa riferimento alla “capacità di carico” dell’ambiente, (carrying capacity), ossia alla capacità da parte dell’ambiente di fornire risorse e di assorbire i rifiuti prodotti dall’attività umana.
Il tema della sostenibilità investe quindi diverse scale: la scala del territorio, la scala urbana, la scala dell’edificio e la scala del componente edilizio.
Il rendimento energetico totale di un edificio viene espresso dalla quantità dell’energia stimata ed effettivamente consumata per soddisfare i diversi bisogni connessi all’uso dell’edificio: riscaldamento degli ambienti, riscaldamento dell’acqua, condizionamento, ventilazione, illuminazione, ecc.
L’intenzione dello studio di fattibilità è stata quella d’arrivare ad una proposta di ristrutturazione edilizia del complesso Ex Plasmon, con un utilizzo terziario residenziale e di tempo libero, che s’avvicini il massimo possibile ad una situazione di consumo contenuto e d’emissioni limitate.
La funzione proposta inizialmente per il complesso, chiamato in origine “Tecnocity”, è stata quell’equivalente ad un piccolo centro abitativo autosufficiente, con al suo interno le attività commerciali e di servizio che diano l’opportunità di vivere dentro un sistema produttivo concepito utilizzando un criterio di baso consumo e di risparmio energetico.
Con l’utilizzo di pannelli fotovoltaici applicati alle falde dei tetti, insieme all’isolamento termico ed acustico delle facciate e dei serramenti, e con l’adozione di un sistema di trigenerazione, che implica la produzione contemporanea d’energia meccanica (elettricità) calore e freddo utilizzando un solo combustibile, lo studio si è indirizzato decisamente alla ricerca di un sistema di controllo delle risorse energetiche.
I tetti fotovoltaici sono costituiti da moduli solari tipo standard integrati nell’edificio, e consentono di disporre di quantità anche ragguardevole d’energia elettrica, specialmente nel periodo di maggior richiesta, dovuta alla messa in moto dei sistemi di ventilazione e rinfrescamento del complesso.
L’isolamento termico viene perseguito con l’impiego de lastre isolanti a base di polistirene espanso. Per gli edifici di nuova realizzazione si è pensato all’utilizzo di pannelli eco ventilati, che rappresentano una vantaggiosa soluzione per realizzare facciate ventilate prefabbricate che offrono la garanzia di un isolamento termico d’inverno e di rinfrescamento nel periodo più caldo, risolvendo i problemi termoigrometrici, acustici e di resistenza al fuoco.
Per i serramenti di facciata, lo studio propone l’alluminio estruso ad interruzione del ponte termico nella parte esterna e da listelli di rivestimento in massello di legno naturale nella parte interna con tenuta aria-acqua mediante giunto aperto per finestre e porte, e doppia guarnizione in battuta per porte d’ingresso.
Poiché uno degli obiettivi fondamentali del risparmio energetico è la riduzione dell’impatto ambientale in termini di produzione di Co2, diventa di fondamentale importanza capire il rapporto tra aumento dell’impatto ambientale in fase di produzione e la diminuzione dell’impatto in fase d’uso, sottoponendo la costruzione e l’uso dell’edificio ad un’analisi profondo del suo ciclo di vita, (Life Cycle Assessment).



















PROGETTO DI SISTEMAZIONE DELLA PIAZZA SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO - MILANO
2000
La Piazza Santa Maria del Suffragio si trova strategicamente posizionata sul Corso XXII Marzo. Un corso fortemente trafficato e congestionato che funziona come asse di collegamento, (Via Larga- Corso di Porta Vittoria- Corso XXII di Marzo-Viale Corsica- Viale Forlanini-), tra il centro storico di Milano e l’aeroporto di Linate.
Quest’asse divide la piazza in due corpi che hanno caratteristiche e vita completamente diversa.
Uno resta attaccato alla Chiesa Santa Maria del Suffraggio, dalla quale la piazza prende nome, consacrata nel 1896 dal Cardinale Ferrari in sostituzione di Santa Maria Nascente di Calvairate.
Questa nuova chiesa è stata costruita ai margini dell’antico cimitero di Porta Vittoria, e custodisci a suo interno, quadri, affreschi e sculture di notevole pregio.
L’altra parte del corpo “sezionato” della piazza vive e soffre le sorti di un mercato a flusso costante, troppo affollato, e che, per certi versi, la mortifica.
Abbiamo individuato in questa circostanza la necessità di “ordinare” l’attività produttiva cercando di localizzare una “matrice generale”, che lasci la individualità produttiva, circoscritta alle sole caratteristiche specifiche della merce da commercializzare.
Il mercato coperto centrale è stato raddoppiato in superficie con un corpo che gli galleggia sopra posandosi direttamente a terra, su colonne perimetrali, permettendo in questo modo di aumentar la sua funzionalità senza modificare l’esistente e diventare un “piccolo centro commerciale” con proporzioni più adatte alla pressione produttiva e spaziale di un contesto notevolmente, e per certi versi tragicamente, sviluppato.








PIAZZA CARROBIOLO - MONZA
2000
Intervento di ristrutturazione integrale di una palazzina storica situata in una piazza centrale della città di Monza. Il palazzo a tre piani con cortile e ringhiere interne ha dovuto essere completamente risistemato per adempiere la nuova funzione di residence e per essere messo a norma. L’intera struttura è stata frazionata in appartamenti mono e bilocali muniti di servizi e cucina. Per quanto riguarda le facciate esterne e interne sono stati conservati e ripresi i tratti architettonici caratteristici del centro storico di Monza. Particolare attenzione è stata riservata alla scelta dei materiali costruttivi e alla progettazione dell’impiantistica.











CAPPELLA SAN GIUSEPPE - MILANO
2000
La cappella di San Giuseppe, proprietà delle Opere Diocesane di Milano, è sita in via Copernico, all’interno di una serie di edifici scolastici. I servizi vengono dunque frequentati principalmente dai ragazzi e dai loro insegnanti.
L’intervento di ristrutturazione e rinnovamento della cappella hanno avuto come obiettivo primario quello di renderla accogliente agli allievi della scuola. A questo proposito si è lavorato su tre elementi: la luminosità, il colore, le rappresentazioni sacre e i poli liturgici.
La cappella ha una struttura molto semplice a rettangolo, l’altare resta diviso da un grande arco poligonale. Le nuove vetrate su uno dei lati maggiori del rettangolo e i colori utilizzati hanno dato la vivacità necessaria alla frequentazione dei giovani: i muri di color rosa chiaro, i soffitti a cassonetti dello stesso colore nel settore dell’assemblea e blu sopra l’altare.
Il tabernacolo che inizialmente si trovava dentro una nicchia dell’altare (quindi non visibile) è stato spostato su una nuova custodia eucaristica - realizzata da Luigi Politi - poggiata su una colonna di marmo decorata con fasce di bronzo e lapislazzuli.
La palla d’altare è un quadro raffigurante l’ascensione della Madonna - opera dell’artista Sergio Colleoni. Sul muro opposto c’è un grande crocefisso di legno risalente al ‘700 lombardo che è stato restaurato e posizionato su un fondo porpora e contornato da richiami di blu.
Le tracce di blu costituiscono un filo conduttore che collega il Cristo crocefisso con l’altare passando attraverso la luce delle vetrate si congiunge al soffitto dell’altare e ai richiami di lapislazzuli della colona della custodia eucaristica.
La Via Crucis in bronzo è stata realizzata dal maestro Nicola Sebastio.













FORMÆ. VARIAZIONI SULL'IMMAGINE
1999
L’arte del ventesimo secolo ha mosso i primi passi mettendo in discussione la sua anima profonda: l’immagine. Dal Futurismo al Cubismo fino alle negazioni postbelliche dell’Informale, sotto la spinta delle innovazioni tecnologiche e di una diversa percezione della realtà, il potere metaforico dell’occhio ha preso il sopravvento sull’oggettività del mondo. Emblema di questa “rivoluzione” è l’immagine della Sindone rivelata al mondo dall’occhio meccanico della camera oscura, quando nel 1898 un fotografo dilettante di Torino, Secondo Pia, stampò per la prima volta la “vera immagine” - calco e reliquia tecnologica di un “simulacro” che in realtà sconfessa sé stesso in quanto reale.
Alla fine del secolo, nonostante i mille tentativi di dissolverne la sostanza, l’immagine si rivela come la grande sopravvissuta all’infinita sperimentazione e ridiventa il punto di partenza unificante delle arti.
Il gruppo d’artisti italiani qui convocati costituisce un esempio paradigmatico di questo scenario culturale ed estetico alle soglie del prossimo millennio del quale, per motivi generazionali, si presentano come potenziali attori.












SCUOLA FAES ARGONNE - ELEMENTARE, MEDIA, LICEO
1998
Il Centro Scolastico Faes Argonne è situato in una zona centrica di Milano. Ha sede in un palazzo a 3 piani, più il piano seminterrato e due grandi cortili con campo da calcio e campo da pallacanestro. L’intervento ha interessato l’intera struttura ed ha riguardato la ristrutturazione di tutto il fabbricato, l’adeguamento alla normativa sulla sicurezza 626 nonché l’arredo delle aule, delle sale insegnanti, degli spazi di circolazione, dei servizi igienici, dei locali amministrativi e di segreteria. Sono state create la sala audiovisivi e il laboratorio d’informatica. Gli spazi esterni sono state risistemati e rifatti i campi di gioco.
L’intervento è stato particolarmente attento alla scelta dei materiali costruttivi e d’arredo ad alto indice di eco-compatibilità, all’analisi della luminosità. Diversi accorgimenti sono stati orientati ad ottenere una riduzione dei consumi di energia tanto elettrica come di riscaldamento.











XIX ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DELLA TRIENNALE DI MILANO. IDENTITÀ E DIFFERENZA
1996
Partire dalle differenze per arrivare all’unità è uno dei filoni di riflessione proposti dalla Triennale ai diversi paesi partecipanti alla XIX esposizione internazionale. Data la forte componente italiana insita nella cultura argentina nel padiglione ad essa riservato si è lavorato su un fronte d’approdo in cui gli elementi architettonici e lo stesso vissuto sociale giunsero a Buenos Aires tramite gli immigranti italiani, e in particolare genovesi.. A partire da questa incisione si sviluppa un’altra cultura – fortemente permeata dagli elementi d’origine – che lungo il decorso degli anni acquisisce autonomia tanto da aver prodotto caratteristiche culturali del tutto singolari.
Provenienza, innesto e cultura distintiva sono gli elementi caratteristici dell’allestimento. I primi elementi vengono sottolineati con vigore nella conformazione architettonica del padiglione mentre la cultura locale è rappresentata attraverso le opere esposte di 7 artisti, 7 architetti, 7 fotografi.
Lo spazio dell’Argentina nella Triennale di Milano prende dunque spunto dalle navi, con i suoi imponenti alberi illuminati a festa, che arrivarono a Buenos Aires portando i genovesi che trasferirono sulla città la loro cultura del colore. In particolare il cubo arancione sta a rappresentare la chiglia rovesciata della nave che approdò a Buenos Aires, con la forza e la violenza del definitivo.







BIBLIOTECA DELL'ACCADEMIA SPAGNOLA
1994
La sede della biblioteca dell’Accademia spagnola è ubicata all’interno di un ex-convento celestino del XV secolo nel cui chiostro centrale si trova il tempietto di Bramante (opera architettonica rinascimentale di notevole valore artistico-culturale). L’edificio è posizionato sul monte Gianicolo e gode di una magnifica panoramica sulla città. Si tratta di una biblioteca specializzata che funge anche di luogo permanente di incontri culturali tra Spagna e Italia.
L’intervento architettonico di ristrutturazione ha dovuto fronteggiare esigenze di diversa natura:
- l’’inserimento storico-architettonico,
- la rifunzionalizzazione della biblioteca e la messa a norma degli impianti
- lo svolgimento di attività culturali e di rappresentanza.












LIBRERIA FELTRINELLI INTERNATIONAL - FIRENZE
1994
Inaugurata nell’aprile del 1994 in via Cavour, a pochi passi di Santa Maria dei Fiori, rappresenta per Firenze un punto di riferimento culturale internazionale di grande rilievo considerando la forte presenza straniera, in particolare anglossanssone. La centralità culturale è stata avvalata dalla partecipazione all’inaugurazione dell’Ambasciatore inglese Sir Patrick Fairweather accompagnato dal poeta Sir Stephen Spender.
La libreria occupa due piani di un palazzo storico del 500 vincolato dalla Soprintendenza di Beni Culturali e Aristici. Il progetto di ristrutturazione è stato orientato a rifunzionalizzare gli spazi seguendo le esigenze di settorizzazione necessaria all’organizzazione libraria rispettando i vincoli culturali ed artistici del fabbricato.
Particolare attenzione è stata dunque rivolta all’analisi del lay out per quanto riguarda la distribuzione delle aree tematiche: nuove aree dedicate ai video, al turismo, ai software.
La libreria è spesso sede di mostre di quadri e fotografie, di presentazioni di libri e altri eventi culturali che ha reso necessario un attento studio della circolazione utilizzando i criteri opportuni a una galeria d’arte.
Nel restauro delle volte si sono recuperati i soffitti nei colori antichi originali.











CASA PRIVATA IN CORSO DI PORTA TICINESE
1993
Il progetto di ristrutturazione ha riguardato un appartamento mansardato (150 mq) all’ultimo piano di un palazzo anni cinquanta sito in Corso di Porta Ticinese, a pochi passi delle colonne di San Lorenzo, a Milano. Un ampio terrazzo laterale conferisce vasta luminosità naturale nonché un interessante panorama della città.
L’esigenza principale del committente è la realizzazione di un ampio spazio di ricevimento.
La pianta è stata quindi estremamente semplificata e ripulita per soddisfare i bisogni del cliente. Gran parte della superficie è stata destinata alla creazione di un grande salotto. La cucina è divisa dal salotto attraverso un muro, resta però in comunicazione aperta lateralmente con lo spazio principale onde creare una continuità spaziale.
La zona notte e composta da stanza da letto e bagno.
Il ritmo dell’appartamento è stato conferito attraverso il solo utilizzo del colore.












LIBRERIA FELTRINELLI INTERNATIONAL - BOLOGNA
1992
Inaugurata nel 1992 nella centrale via Zamboni di Bologna accanto alle due torri di Piazza Ravegnana la libreria internazionale occupa gli storici locali della libreria Feltrinelli completamente ristrutturati. L’attuale modernissima Feltrinelli International si sviluppa su tre piani dedicati agli editori di tutto il mondo.Studenti, stranieri, ragazzi, insegnanti, professionisti, possono scegliere tra un assortimento di oltre 100.000 volumi, in lingua originale e in italiano.
Il progetto ha proposto quello che è stato definito come “Slow reading” è che costituisce in Italia il primo esempio nel suo genere. Negli spazi interni sono disposte aree appositamente attrezzate - innovative poltroncine coordinate al visual merchandising - che consentono la visione, la consultazione e la lettura del materiale librario.
Nel piano rialzato è stato progettato tenendo presente l’esigenza di creare un’area espositiva per quadri e sculture.
L’’ingresso riprende il linguaggio della facciata riproponendo il trattamento del basamento del palazzo nella zona di distribuzione dei precorsi d’’entrata e d’’uscita.

















VILLA A MARBELLA - SPAGNA
1992
Posizionata strategicamente su una collina vicino a un campo da golf, questa villa di 1450 mq, progettata dall’architetto Fernando Cristobal Cordero, gode di una vista mozzafiato sulla Costa del Sol e su Puerto Banus. Circondata da un giardino di 1500 mq con piscina, la villa si sviluppa su tre livelli, pensati per unire funzionalità e design.
Il piano seminterrato è un loft dedicato a ufficio e intrattenimento, con area bar e angolo scacchi. Il piano rialzato, a 1,80 m dal terreno, ospita un elegante soggiorno con camino, una biblioteca-studio, la sala da pranzo formale e la zona di servizio. La zona notte, al terzo livello, comprende tre ampie suite con terrazza.
Il progetto si inserisce con equilibrio nel linguaggio architettonico “spanish ranch” tipico della zona, rispettando l’armonia del “Barrio de los Naranjos” e valorizzando il contesto con un’opera di pregio.






























BIBLIOTECA FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI
1990
Fondata nel 1949 da Giangiacomo Feltrinelli, la Fondazione è uno dei maggiori centri europei di documentazione e di ricerca nell’ambito delle discipline storiche e delle scienze politiche, economiche e sociali, a partire dal XVI secolo e raccoglie collezioni di periodici monografie, rarità antiquarie e fondi archivistici.
Il palazzo - sede della Biblioteca e della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli - è ubicato nel centro storico di Milano a pochi passi del Teatro alla Scala.
Si tratta di un palazzo della fine del ‘800 la cui architettura è tipicamente lombarda.
L’intervento progettuale ha operato su due fronti principali: il recupero di alcuni elementi distintivi dell’architettura lombarda, in particolare il restauro e recupero della cupola ovale vetrata che occupa la grande sala centrale dell’edificio; e la riorganizzazione funzionale degli spazi ad uso pubblico, degli uffici e del centro documentazione.
Speciale attenzione è stata rivolta all’analisi dell’illuminazione naturale sia per garantire la qualità delle sale di lettura sia per ridurre i consumi elettrici.














